L’orizzonte allargato di Agile

Agile è un fenomeno culturale che allarga sempre più i suoi orizzonti. Anche se sono passati "solo" quindici anni dalla pubblicazione del Manifesto Agile, è già possibile osservare alcune "fasi" o ondate che ne hanno caratterizzato la nascita e la crescita.

Agile: non proprio una novità…

Partiamo da alcune semplici considerazioni cronologiche: la prima “codifica” di Scrum ad opera di Schwaber e Sutherland è del 1995, il Manifesto per lo sviluppo agile di software è stato pubblicato nel 2001 e — per parlare anche di un’iniziativa italiana — lo IAD 2016 svoltosi qualche settimana fa a Pavia è giunto già alla sua tredicesima edizione. Tutto questo per dire che le “metodologie agili”, e tutto ciò che ad esse è collegabile, non sono esattamente una novità dell’ultimo biennio.

Eppure, occorre ammetterlo, soltanto negli ultimi anni Agile sembra essere diventato un concetto conosciuto anche al di fuori dei circoli “carbonari” degli early adopters, al punto che è ormai percepito come una parola “di moda”; e, almeno fuori dagli USA, solo da poco l’approccio agile si sta finalmente facendo strada in un panorama mainstream, a volte anche con innegabili fraintendimenti.

Molte delle idee alla base di Agile hanno ormai una ventina di anni, e anche più, per quanto la nascita “ufficiale” del movimento Agile si faccia risalire al 2001 con l’Agile Manifesto. In ogni caso, quindici anni non sono affatto pochi in un mondo come quello dell’IT che corre a velocità sostenuta.

Di certo Agile non è nuovo; però si è “rinnovato” a più riprese e anche questo contribuisce a farlo percepire come “novità”.

Le tre ondate di Agile

Un articolo pubblicato sul blog di SolutionsIQ all’inizio di quest’anno contribuisce da parte sua a spiegare l’evoluzione e il rinnovamento di Agile.

In esso, il suo autore Charlie Rudd individua tre grandi fasi, tre ondate che hanno caratterizzato il mondo Agile dalla sua nascita alla situazione attuale:

  • una prima ondata, quella incentrata sui team, sulla definizione dei vari ruoli e sul modo di lavorare in gruppo;
  • una seconda ondata, quella che si è concentrata su come far scalare Agile in contesti più ampi;
  • una terza ondata, quella dell’Agile per il business delle aziende in senso globale.
Le tre ondate di Agile, collocate sulla scala temporale.
Le tre ondate di Agile, collocate sulla scala temporale.

Per “ondata” si intende in questo caso quel fenomeno per cui una comunità si costituisce intorno a un interesse: ad esempio, produrre con maggiore qualità, lavorare meglio, individuare pratiche efficaci ed efficienti e così via. Questo interesse nasce, poi cresce al punto da individuare svariate soluzioni, anche divergenti fra loro, nel momento di massima ampiezza, e poi decresce a mano a mano che si converge su pratiche condivise, che queste vengono assimilate e adottate come “routine” per il raggiungimento di risultati, e che l’interesse della comunità si sposta di conseguenza su altri aspetti.

Di seguito, tentiamo di riassumere che cosa si intenda per queste tre “ondate”.

First wave

La prima ondata, cominciata a inizio millennio, è quella in cui si è cercato di trovare valide modalità per consentire ai team di lavorare in gruppo in maniera flessibile e proficua, capace di adattarsi maggiormente alla realtà della produzione e alle esigenze del cliente. È caratterizzata dalla ricerca e dal perfezionamento in ambito metodologico e dalla diffusione di XP e Scrum. Gli anni “centrali” di questa ondata — ormai nella sua fase di assestamento ma i cui effetti sono ancora sensibili — si collocano intorno al 2006-2007.

Second wave

La seconda ondata, il cui inizio è collocato intorno al 2007, si concentra sul tema di scalare Agile. Ciò presuppone processi produttivi più ampi e complessi, in cui il valore creato non è sovrapponibile esclusivamente al software. Si comincia a intravedere l’importanza di quelle funzioni che in azienda sostengono il flusso attraverso cui si crea valore: per esempio le “risorse umane”, le Operations, i framework atti a facilitare Agile at scale. È una fase al suo apice proprio negli anni che stiamo vivendo.

Third wave

La terza ondata, che nasce intorno al 2010 e che si svilupperà al massimo nei prossimi anni, è quella dell’agilità per il business. L’attenzione si sposta sempre più dal particolare al generale, con lo scopo di favorire una cultura aziendale che sia agile nel suo complesso e che consenta individuazione, definizione e raggiungimento degli obiettivi di business dell’organizzazione. Non ci sono più solo team di sviluppo o settori produttivi che “fanno agile” ma c’è un’intera struttura che “è agile”. Assumono grande importanza i temi delle pratiche innovative di management, quelli inerenti i diversi stili di leadership, e tutto ciò che favorisce un approccio olistico all’organizzazione.

Agile come movimento culturale

In tutto questo ragionamento, emerge quello che già da alcuni anni è chiaro ai più lungimiranti sostenitori di un approccio agile in senso olistico. Agile, nell’accezione più ampia e attuale del termine, è un movimento culturale che riguarda tutta l’economia della conoscenza.

In quanto tale, non è un insieme immutabile di principi e pratiche, ma subisce un naturale processo di evoluzione a mano a mano che le esperienze di adozione si accumulano, che ci si adatta alle diverse realtà, che si incontrano altre tipologie di produzione diverse dalla realizzazione di software.

È per questo che, da alcuni anni, l’evoluzione di Agile sempre di più si apre a tematiche come le teorie della complessità o le esperienze delle organizzazioni che apprendono; è per questo che assumono grande importanza aspetti di per sé non necessariamente legati allo sviluppo software, quali la comprensione e la gestione del cambiamento e le pratiche di miglioramento continuo.

Il che non significa dimenticare XP o Scrum, ma allargare la prospettiva e prendere atto che, in sostanza, al di là di fare agile ed essere agile si deve sostanzialmente puntare ad aiutare le organizzazioni a identificare, comprendere e perseguire i loro obiettivi di business in modo proficuo, sostenibile e soddisfacente per tutti.

Negli anni a venire l’Agilità tenderà sempre meno a essere un’adesione “fideistica” a un manifesto, a volte citato in modo meccanico e ripetitivo; sarà invece sempre più un insieme di principi e pratiche in evoluzione che impattano la creazione di valore nei vari aspetti della progettazione, dell’ingegnerizzazione, del marketing e della gestione del prodotto.

Temi per la terza ondata

Sono queste le tematiche che assumeranno sempre maggiore importanza nell’ambito di questa third wave of Agile che stiamo vivendo: l’economia della conoscenza rappresenta un salto in avanti verso uno scenario di complessità, per il quale abbiamo bisogno di adeguati modelli interpretativi, di un nuovo modo di concepire il flusso che porta alla realizzazione del prodotto, di nuovi stili di leadership e di un’organizzazione aziendale antifragile, capace di reagire positivamente al cambiamento e anche alle inevitabili “turbolenze” che attraverserà.

Una riflessione a tal proposito è stata presentata da Andrea Provaglio alla conferenza Agile Business Day; ci è parsa uno sguardo ampio ed equilibrato su molti aspetti legati a un modo ampio di fare azienda e business o, meglio ancora, di realizzare prodotti. A questo intervento va pure dato atto di aver messo in luce un rischio: non rendersi conto che anche l’Agile diventerà “vecchio” e non sarà più una “novità” per svariati motivi, a partire dal fatto che le sue radici affondano pienamente nel contesto produttivo del secolo precedente e che, nonostante tutto, non è immune da una eccessiva e istituzionalizzata rigidità quando se ne perdano di vista certi principi e ci si limiti ad “applicarlo”.

E dopo la terza ondata?

Come esercizio di stile, qualcuno potrebbe chiedersi in cosa consisterà la “quarta ondata” di Agile, se ci sarà… Non lo sappiamo e, francamente, non è così importante saperlo adesso.

Trenta anni fa, Nonaka e Takeuchi pubblicarono un articolo in cui davano conto di un nuovo metodo per lo sviluppo di prodotti in settori industriali diversi (fotocopiatrici, personal computer, automobili, macchine fotografiche analogiche): parlavano di un approccio olistico ispirato al gioco del rugby, che si sostituiva al classico approccio lineare. Non sapevano che, dieci anni dopo, gli inventori di Scrum avrebbero citato le loro conclusioni come punto di partenza per la nuova metodologia di sviluppo software.

Qualcosa di analogo è avvenuto e avviene in molti altri casi: ciò che l’Agilità sarà nei prossimi anni si sta costruendo proprio dall’incontro e dalla reciproca influenza di principi, pratiche, contesti e settori produttivi che probabilmente quindici anni fa gli estensori del Manifesto Agile non immaginavano.

È un processo in cui flessibilità, apertura mentale, predisposizione all’apprendimento, accettazione del cambiamento e ottica del miglioramento continuo non devono mancare: da parte nostra, cerchiamo sempre di ricordarcelo e di pensare che il nostro lavoro non consiste nell’applicazione pedissequa di schemi, ma nel supporto alle aziende in una trasformazione che consenta di raggiungere i loro obiettivi in modo più “snello” ed efficace.