Team Building in 7Pixel: rivivere l’esperienza del Play14

Alcuni partecipanti al Play14 edizione italiana dello scorso anno sono rimasti così colpiti dall’esperienza da decidere di riproporla, nella versione “ridotta” del MiniPlay, all’interno della loro azienda. Vediamo come è andata nelle parole di Andrea Coven.

Con grande piacere, pubblichiamo le riflessioni di Andrea Coven a proposito dell’evento che ha organizzato nella sua azienda insieme ad altri partecipanti all’edizione italiana di Play14.

 

Dopo il Play14…

Partecipare al Play14 è stato entusiasmante, e in questo ha sicuramente pesato il nostro approccio Agile. Ma quando siamo tornati a casa, avevamo una domanda in testa: “come facciamo a trasmettere ai nostri colleghi almeno un assaggio di quanto abbiamo imparato?”.

L’occasione si è presentata praticamente subito. Molte volte la macchinetta del caffè è il luogo ideale per fare chiacchiera ed è proprio da lì che presumo sia uscita la notizia che alcuni di noi erano stati ad una conferenza che in realtà non era una conferenza, imparando “cose” utili a migliorare sia l’ambiente di lavoro sia i rapporti con i colleghi. Tutto questo giocando. Serviva altro? No.

 

Team Building in azienda

Ottimo. 3, 2, 1, retrospettiva e l’azione che tutti aspettavamo: organizzare una sessione di team building per un’intera Business Unit di 7Pixel.

Per noi questa occasione era troppo ghiotta e quindi, colta la palla al balzo, ci siamo incontrati e abbiamo cominciato a stilare un piano di battaglia. Alla fine siamo stati bravi; è talmente piaciuto che alla prima sessione ne sono seguite altre due per altre cerchie. Per chi non ne fosse al corrente, cerchia è denominazione appartenente al modello organizzativo Holacracy, adottato da 7Pixel a partire dal 2015. Si tratta di un’unità organizzativa che riunisce tutti i ruoli utili ad assolvere uno scopo comune.

 

Aspetti importanti nell’organizzazione

Non possiamo negare che l’organizzazione e lo svolgimento di questo genere di eventi, se fatti bene, occupa molto tempo. Ma il ritorno che ne deriva è davvero potente, sia in termini di ricchezza umana sia in termini di bagaglio culturale.

Ora che vi abbiamo fatto ingolosire un pochino vorremmo provare, nel nostro piccolo, a dare qualche consiglio su come preparare una sessione del genere.

 

Location

Per prima cosa, è necessario scegliere gli spazi adeguati. Sembrerà banale ma lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. Avere un’area ampia, sgombra, capace di contenere bene il numero di partecipanti previsti, in cui non si disturbi e non si sia disturbati, in cui sia possibile appendere alle pareti dei cartelloni o delle lavagne, o “disegnare” qualcosa sul pavimento con il nastro adesivo di carta. Gli spazi adeguati rappresentano uno dei primi elementi da prendere in considerazione per l’organizzazione.

 

Bottom-up vs top-down

Abbiamo notato inoltre che l’idea di fare team building debba nascere, come bisogno, sì dal basso, cioè da tutti coloro che si occupano operativamente delle questioni concrete legate ai progetti aziendali, ma debba altresì coesistere ed essere rafforzata dall’alto, ossia dal “business”. Questi sono requisiti indispensabili per testare serenamente un approccio alternativo alle serie questioni lavorative.

 

Giocare per obiettivi

Fatto ciò è necessario chiarire gli obiettivi da raggiungere e conoscere le tecniche di gioco, senza in alcun modo trascurare ogni aspetto del contesto aziendale.

È importante provare i giochi, per acquisire la familiarità necessaria per facilitarli e verificare la corrispondenza agli obiettivi dell’evento. Giocare seriamente significa realizzare una metafora delle proprie identità organizzative e delle proprie esperienze: è possibile quindi che emergano conflitti, è doveroso perciò che chi guida l’attività sia preparato a gestire queste eventualità per portarle sul giusto piano di conoscenza, apprendimento, fiducia e impegno.

 

Regole di base

E alla fine arriva il gran giorno, tutto è pronto, siamo carichissimi. Per nostra esperienza abbiamo notato che gli inconvenienti sono sempre in agguato. Per ridurre questi piccoli intoppi, il consiglio spassionato che possiamo darvi è di impostare delle piccole regole di base da comunicare già durante l’introduzione dell’evento, come ad esempio la regola del “no device”.

 

Icebreakers

OK, l’organizzazione è completata e si parte… Ma come cominciamo? La risposta è una sola e molto semplice: icebreakers, ossia attività “rompighiaccio”. È uno strumento potente per coinvolgere e far partecipare tutte — ma proprio tutte! — le persone presenti, anche quelle che sono ancora scettiche o che non vogliono farsi tirare in mezzo.

La caratteristica di un gioco rompighiaccio è proprio che, nella sua semplicità, riesce a far scomparire in maniera del tutto naturale, quasi involontaria tutte le preoccupazioni. Ti riporta a quando eri bambino e giocavi divertendoti a volte anche con niente e senza paura di fare la figura del “pistola” perché giocare ti portava spensieratezza e serenità. In una parola divertimento. Puro.

Quindi non sottovalutate l’importanza dell’icebreaker: usatelo bene ed usatelo con cura perché è uno strumento davvero prezioso. Noi lo abbiamo utilizzato per separare, fondamentalmente, i momenti di gioco più serio, più ragionato e mirato a far emergere qualcosa, dai momenti di pausa e di ripresa delle attività o di chiusura della sessione. Considerata la loro brevità e leggerezza, gli icebreakers possono essere impiegati in ambiti molto diversi.

 

Feedback e discussione

Importante è incoraggiare le discussioni e condividere impressioni e opinioni. Non devono inoltre mancare dei momenti per condividere preziosissimi feedback su ciò che si sta facendo; sono sufficienti dei cartelloni con Post-it e pennarelli.

 

In conclusione…

Per concludere vorremmo condividere con voi un pensiero: Lev Vygotskij, definito “il Mozart della psicologia”, considera il gioco come una forza attiva che aiuta e rafforza l’evoluzione della sfera non solo cognitiva ma anche affettiva e umana dell’individuo e critica le visioni del gioco che lo relegano a un’attività non finalistica e non produttiva, in quanto, seppur il gioco sia un atto spesso totalmente gratuito, costituisce un eccezionale elemento di crescita e di definizione della struttura della personalità in tutti i suoi aspetti.

La cosa più importante quindi che abbiamo visto per l’ottima riuscita di una sessione di team building alla fine rimane una sola: divertirsi, tenendo sempre presente che il gioco è uno strumento molto potente.

Andrea Coven