Workshop Antifragile a Firenze: come è andata?

Un'occasione per mettere in pratica i valori e i principi dell'antifragilità

Le pratiche dell’antifragilità

Tra le varie iniziative — coaching in azienda, conferenze, workshop etc. — che riempiono questi primi mesi del 2018, vogliamo raccontarvi qualcosa del workshop che è stato organizzato lo scorso 8 febbraio a Firenze, presso Impact Hub. Argomento del pomeriggio sono stati i temi dell’antifragilità, con il tentativo di declinarli in maniera quanto più concreta possibile.

Giovanni Puliti e Luca Bergero hanno animato questa mezza giornata di lavori riscontrando come si sia trattato di un’esperienza sicuramente interessante e valida: dalla ventina di partecipanti — tra cui il nostro Pino Decandia in veste di “agitatore culturale” — infatti, sono arrivati spunti interessanti, anche per il miglioramento del workshop stesso; ma di questo parliamo alla fine.

 

Un libro, un concetto importante, ma poi?

Come molti di voi sanno, l’idea di antifragilità e le molte riflessioni che ruotano intorno a questo modo di intendere le strutture complesse sono state messe a fuoco da Nassim Nicholas Taleb nel suo libro del 2012 intitolato, appunto, Antifragile (tr. it. Antifragile. Prosperare nel disordine, Il Saggiatore, 2013).

Come con il precedente Il cigno nero (pubblicato nella versione originale nel 2007), si è trattato di un vero e proprio caso editoriale, almeno negli USA; e anche da noi — se non altro nella comunità degli “agilisti” e di ciò che si muove intorno ad essa — Antifragile non ha mancato di suscitare interesse e dibattito. Non è un caso, infatti, che poco meno della metà delle persone presenti al workshop avesse letto il libro e fosse lì con un’idea già piuttosto compiuta di cosa si intenda per “antifragile”.

Come coach agile che si confrontano con realtà aziendali complesse, però, ci interessa anche il tentativo di andare oltre:  è possibile “concretizzare” tali concetti nella struttura organizzativa e nella conduzione di un’azienda? E come? Eventualmente con quali strumenti e quali pratiche?

 

Manifesto antifragile

Questo è un tema sul quale stiamo lavorando almeno da un paio di anni, attraverso intuizioni, tentativi, proposte, discussioni sia all’interno di Agile Reloaded che con svariate persone, colleghi e clienti, in qualche modo interessate all’argomento.

Illustrazione dei valori e dei principi dell'antifragilità

 

Un primo passo è stato quello di tentare una sintesi — per quanto passibile di modifiche e miglioramenti — dei valori e dei principi alla base delle organizzazioni antifragili. Con un po’ di enfasi l’abbiamo chiamata Manifesto antifragile, ma ci è parso un buon modo anche per stimolare il dibattito e favorire dei contributi.

 

Conversational tool

Ma questo non poteva bastare, perché un conto è leggere e comprendere dei valori e dei principi, un altro è tentare di trovare un modo in cui tali concetti possano essere tradotti in pratiche “agganciate” a realtà organizzative e aziendali concrete.

Sulla base di quanto in Agile Reloaded era già stato sperimentato sia per quanto riguarda lo sviluppo di prodotti a partire da idee, sia per l’area tematica di Agile HR, ci siamo convinti che l’utilizzo di un canvas, di uno “strumento che favorisce la conversazione” potesse rappresentare un punto di forza per mettere le persone in condizione di lavorare insieme su quei valori e quei principi, declinandoli nell’ambito di una realtà aziendale vera e non astratta.

Un conversational tool aiuta nel rimanere focalizzati

 

È così che è nata la Antifragile Framework Map, che usiamo nel corso di questi workshop.

 

Sì, ma che avete fatto?

L’attività del workshop ha preso un’intero pomeriggio. Una prima fase è stata dedicata a un “riassunto” di cosa sia l’antifragilità, attraverso la presentazione di principi e valori e di una serie di esempi. Per quando questo rapido “bignami” non possa certamente sostituire l’approfondita lettura del testo di Taleb, o la conoscenza di altri argomenti comunque inerenti ai temi della complessità, della teoria del rischio e di cosa avviene nelle situazioni impreviste e imprevedibili, si è trattato comunque di un momento utile per tentare di allineare coloro che avevano minima o nessuna conoscenza dell’argomento con coloro che invece erano già piuttosto ferrati.

 

Role playing

Si è poi passati alla fase “pratica”, sfruttando un meccanismo che è sostanzialmente quello della simulazione con con role playing. I partecipanti si dividevano in gruppi e a tutti veniva presentata la storia di una ipotetica azienda del ramo ICT che attraversa un periodo di crisi a causa di cambiamenti nel mercato in cui operava e di scelte contrastanti tra i proprietari: a partire dalle caratteristiche e dalle vicende raccontate nella storia, i diversi gruppi avrebbero dovuto ipotizzare scelte, decisioni, approcci organizzativi per il futuro dell’azienda.

 

Antifragile Framework Map

È qui che la Antifragile Framework Map ha svolto il suo ruolo di strumento di facilitazione per la conversazione. Stimolati e incuriositi dal “tabellone” su cui dovevano lavorare, i vari gruppi hanno chiesto ulteriori spiegazioni agli animatori del workshop e sono quindi “entrati” nel ruolo di decisori che dovevano assumere: che fare dell’azienda? Lasciarla fallire e partire con una nuova iniziativa? Rilevarla e rilanciarla con una nuova prospettiva e una nuova organizzazione? A poco a poco la conversazione si è animata e il lavoro è andato avanti in maniera abbastanza spedita.

Antifragile framework map

 

Il supporto fornito dal nostro conversational tool, che alla fine è una particolare forma di “matrice”, ha aiutato i partecipanti a non perdere di vista le diverse aree in cui si andava ad operare (ecosistema, motivazione, schema organizzativo, leadership) a seconda del valore del Manifesto Antifragile che si prendeva in esame.

Da questa discussione emergevano delle azioni da intraprendere, il che rappresentava la transizione da una comprensione di certi principi e valori a una loro possibile concretizzazione “strategica” nella vita dell’azienda in questione.

 

Tirare le somme

Siamo stati molto colpiti dai toni delle conversazioni nei gruppi e da quanto è emerso nella successiva discussione. Si tratta di una formula che ha delle sicure potenzialità e che, ovviamente, presenta anche qualche punto critico su cui agire nello spirito del miglioramento continuo.

L’antifragilità è un concetto sistemico e dalla discussione finale, ad esempio, si è visto come sia abbastanza ricorrente quello che potremmo definire “errore delle mosse preventive”: l’aspetto fondamentale insito nel concetto di antifragile è che non si tratta tanto di stabilire a priori che cosa farai in reazione deliberata a certe turbolenze, ma piuttosto di intuire cosa succederà di positivo a livello sistemico in seguito a un danno locale.

 

Un tool versatile

In termini di feedback ci siamo resi conto che, anche se si rischia un po’ di indirizzare i lavori successivi, potrebbe essere una buona idea quella di presentare per la Antifragile Framework Map degli esempi di compilazione già fatti, in maniera da consentire ai gruppi di entrare immediatamente nel vivo della discussione e della compilazione del loro canvas, senza la necessità di troppe spiegazioni all’inizio del lavoro in gruppi.

Ciò che ci ha favorevolmente impressionato è stata la potenzialità che possiede un canvas come questo nel consentire alle persone di discutere rimanendo focalizzate: a testimonianza di questo, ci ha fatto davvero piacere vedere la collaborazione e la comunicazione tra le persone nell’immaginare insieme il futuro dell’azienda. La formula del workshop infatti punta proprio a favorire le diversità nell’ipotizzare soluzioni ed esperimenti.

Un’altro episodio che ci ha dato grande motivazione è stato il seguente: dopo successivi aggiustamenti, la nostra Antifragile Framework Map è giunta — diciamo così — a una versione 2.2. Ebbene, nei giorni successivi al workshop abbiamo ricevuto da parte di una partecipante una proposta di modifica per ridisegnare ulteriormente lo strumento: pensare che ci sia stato chi ha impiegato tempo ed energie per contribuire al miglioramento di questo conversational tool fa supporre che evidentemente il canvas aveva suscitato qualche riflessione.

Il lavoro nei gruppi

 

Situazioni come queste rafforzano la nostra convinzione che valga la pena impiegare tempo e risorse per autocostruirsi strumenti adatti alle realtà in cui operiamo. Magari si possono commettere anche degli errori ma, secondo noi, limitarsi a riproporre pedissequamente idee, modelli e strumenti mutuati dal mondo statunitense, oltretutto senza neanche adattarli alle realtà aziendali in cui noi operiamo, è un approccio che va superato.

E questo canvas va proprio in tale direzione: dapprima favorisce la conversazione e la discussione su aspetti specifici e concreti; poi può diventare un poster che viene attaccato alla parete e che ti “guida” per alcuni mesi.

 

Torneremo a proporre questo workshop, ulteriormente migliorato anche grazie al feedback che continuiamo a ricevere.