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  • Disney Method: nuove idee in modo creativo
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  • Disney Method: nuove idee in modo creativo

    Un workshop per imparare a creare nuove idee e prendere decisioni in contesti complessi

    Creatività e complessità

    Nel nostro workshop proponiamo uno strumento che consente di alternare fasi di totale “apertura” a nuove idee ad altre in cui queste vengono valutate criticamente e sintetizzate: si tratta del cosiddetto Disney Method.

    Quando si opera in un contesto complesso, infatti, prendere le decisioni diventa attività non banale: secondo il modello Cynefin, non possiamo affidarci agli esperti, né tantomeno abbiamo a disposizione pattern o best practice da applicare.

    Il quadrante complesso del modello Cynefin: il pattern comportamentale in questo caso parte prima da un sondaggio del contesto (per esempio tramite esperimenti), poi si misurano e si analizzano i dati; infine si agisce.

     

    In questo contesto il pattern comportamentale (Probe-Sense-Respond) prevede di iniziare con piccole sperimentazioni al fine di raccogliere informazioni dai risultati, per poi infine produrre un piano d’azione. In questo contesto quindi è importantissimo sperimentare, provare nuove strade e aprirsi a scenari del tutto nuovi; farsi sorprendere.

     

    Il Disney Model

    Questo strumento — utilizzato come metodo di “brain storming” all‘interno degli studios della celebre casa di produzione cinematografica da cui prende il nome — ha lo scopo di favorire l’emergenza di nuove idee.

    Le nuove idee vengono messe a punto alternando fasi di lavoro creativo — in certi casi spingendosi in contesti del tutto immaginari e irrazionali — a fasi di critica e di analisi realistica dei fatti.

     

    Le tre fasi del metodo Disney

    Una sessione di Disney Method si compone quindi di tre fasi distinte che sono ripetute ciclicamente fino a che il team pensa sia utile per investigare ulteriormente.

    Le tre fasi sono associate ai tre tipici atteggiamenti che si possono  realizzare quando un gruppo di persone si riunisce per discutere su nuove idee; usando le definizioni originali di Disney, i tre atteggiamenti sono: The Dreamer (il sognatore) , The Realist  (il realistico) e The Spoiler  (il critico).

     

    The dreamer

    Nella prima fase, quella del dreamer, il team in genere si attiva per inventarsi soluzioni e provare a mettere sul tavolo idee tramite un approccio fantasioso e visionario, senza preoccuparsi della fattibilità o della concretezza della cosa. Al termine della sessione di dreaming si  selezionano quelle 4-5 idee che passeranno poi al vaglio nelle fasi successive.

    The dreamer, la prima fase del workshop. Si dà spazio alla fantasia.

     

    The realist

    Nella fase successiva, si mette in azione l’atteggiamento realistico, in cui ogni partecipante analizza l‘idea emersa nella fase precedente: in questa fase si cerca di capire se sia possibile definire un piano di implementazione. Si lavora ancora con un approccio positivo, ossia non ci preoccupiamo di trovare i punti negativi o la non realizzabilità del progetto; per fare questo si deve attendere la fase successiva.

    La fase realistica si compone di due sottofasi: la prima è quella dell’implementazione, ossia ci si chiede come trasformare ogni idea in qualcosa di più  realistico o semplicemente realizzabile. Con le risorse a disposizione, come si potrebbe rendere questa idea un’idea di successo? Come la si potrebbe implementare?

    Successivamente, prima di procedere alla fase successiva, quella della critica, si prova a selezionare alcune idee sulla base dei seguenti criteri

    • idee di maggior valore per gli utenti finali;
    • rapidità di implementazione e minor costo;
    • quelle idee che sono maggiormente “inspiring”.

     

    Nella seconda fase si prova a vedere quanto emerso con spirito realistico.

     

    The spoiler

    Infine, nella terza fase, la critica, si analizzano le idee rimaste dopo il filtro della fase due, cercando di metterle in discussione con spirito critico. In questo momento non necessariamente si devono eliminare le idee ma si prova a trovarne i punti deboli, per poi stimolare nuovamente la fase creativa con nuovi spunti e idee.

    In questo momento si gioca il ruolo dell’avvocato del diavolo: queste idee hanno senso? Quali sono le implicazioni/problemi di questa idea? Come valutano questa idea gli utenti? Ci piace? È il meglio che possiamo fare? È economicamente sensato eseguire questa idea?

    Nella terza fase del metodo si prova a criticare le idee con l'obiettivo di distruggerle
    Nella terza fase del metodo si prova a criticare le idee con l’obiettivo di distruggerle.

     

    Al termine della terza fase dovrebbero rimanere poche idee, meglio se una sola, che verranno poi nuovamente passate alla fase del dreamer per ricominciare nuovamente. Il modello viene applicato in modo iterativo fino a che il gruppo riesce a trovare nuove soluzioni interessanti.

     

    Accorgimenti relativi al Disney Method

    Quando il gruppo passa da una fase all’altra è bene che tenga sempre ben chiaro in quale fase  si trova  facendo attenzione a non mescolare i diversi approcci mentali: non essere critici quando si è in dreaming, o viceversa non trovare soluzioni quando si è in fase di critica.

    Per questo può essere utile avvalersi di spazi differenti per la gestione delle diverse fasi, per esempio con stanze organizzate in maniera diversa per favorire i diversi tipi di interazione.

    Per esempio si potrebbero utilizzare colori differenti per le varie stanza o anche avvalersi di una differente disposizione logistica: nella stanza del dreamer si potrebbe mettere l‘idea al centro e le persone intorno che discutono liberamente; nella stanza del realistic si potrebbe invece mettere l’idea sul lato corto della stanza e le persone sono disposte a ferro di cavallo mettendo in luce come trasformarla in qualcosa che funzioni; nella stanza del critic, l’idea è sul lato lungo della parete, le persone sono disposte su una riga come se fossero una giuria per l’idea progettuale che ne mette in luce gli aspetti più deboli.

     

    Metodo coinvolgente

    Uno dei punti di forza del Disney Method è quello di consentire a tutti di partecipare ai lavori anche se non portati per attitudine o cultura personale a svolgere determinate attività.

    Chi per esempio non si trova a suo agio con la fase di dreaming potrà dare spazio alla sua natura razionale in quelle successive.

    Il Disney Model ricorda per certi versi quanto riportato da Tom De Bono nel suo famoso libro Sei cappelli per pensare.